In sintesi
- Chi ti cerca su Google guarda le foto prima dei prezzi e delle recensioni. Se sono buie o vecchie, il locale sembra buio e vecchio.
- Per il quotidiano bastano il telefono e la luce di una finestra, col flash spento. Per il menu e il sito, e per la scheda Google, serve un fotografo, con i piatti scelti prima e la cucina che impiatta con calma.
- Le foto dei clienti su Google non le controlli. Le tue, se sono tante e recenti, le bilanciano.
Il cliente giudica la foto prima del prezzo
Guarda come sceglie un ristorante una persona che sta cercando dove andare stasera. Apre Google o Instagram, scorre le foto, e in pochi secondi ha già deciso se vale la pena leggere il resto. Il prezzo lo guarda dopo, se ci arriva.
Una carbonara fotografata bene in una trattoria batte un piatto da concorso fotografato sotto il neon. Il cliente giudica quello che vede, e quello che vede è la foto.
Per questo le foto, per me, vengono prima del sito e prima di qualsiasi campagna. Una sponsorizzata con una foto brutta paga per far vedere una foto brutta a più persone.
Le foto che fanno danno
Ci sono foto che sarebbe meglio non avere. Le vedo di continuo sulle schede Google dei locali che mi contattano, e chi le ha caricate non se ne rende conto, perché le guarda con gli occhi di chi quel piatto lo conosce.
Il caso peggiore sono le foto di stock, i piatti bellissimi comprati da un archivio. Il cliente le ha già viste altrove, e quando arriva e trova un piatto diverso da quello della foto si sente preso in giro. Meglio una foto mediocre di un piatto tuo.
- La foto buia, con il giallo dei faretti della sala
- La foto con il flash, che appiattisce il piatto e fa brillare l'unto
- Il piatto già iniziato, con la forchetta dentro
- Il sale, la bottiglia di olio e il tovagliolo spiegazzato in primo piano
- La foto storta, con il bordo del tavolo che taglia il piatto
- Le foto di stock che non sono i tuoi piatti
Il telefono e la finestra bastano per il quotidiano
Per le storie, i post di ogni giorno e il piatto nuovo appena entrato in carta, il telefono va benissimo. Serve solo una regola, e vale più di qualsiasi filtro. La luce deve venire da una finestra, di lato o da dietro il piatto, mai dai faretti sopra la testa.
Il modo più semplice è tenere un tavolo vicino a una finestra, con una tovaglia chiara, e portarci il piatto appena impiattato. Flash spento. Pulisci il bordo del piatto, togli tutto quello che non c'entra, e scatta da sopra o di tre quarti, come lo vedrebbe una persona seduta.
Scatta subito. Un risotto dopo poco si siede, una frittura perde la croccantezza anche in foto, il gelato non aspetta nessuno.
Quando chiamare un fotografo, e come prepararsi
Ci sono foto che durano e che tutti vedranno più volte. Il menu, il sito, la scheda Google, il lancio di un locale o di una carta nuova. Per quelle il telefono non basta, e la differenza con un servizio professionale la vede anche il cliente che di foto non capisce niente.
Il servizio rende se il locale è pronto. L'errore che ho visto fare più spesso, e che ho fatto anche io, è chiamare il fotografo in un giorno qualunque e lasciare che la cucina impiatti quello che capita tra un ordine e l'altro. Si spende bene e si torna a casa con foto mediocri.
Prima del servizio si sceglie l'elenco dei piatti da fotografare, cominciando da quelli che vuoi vendere di più e dal piatto simbolo. Si prepara la mise en place come nella serata migliore, con le stoviglie giuste e senza il menu plastificato sul tavolo. La cucina impiatta con calma, in un orario senza clienti, e ogni piatto arriva sul set nel momento giusto.
Chiedi al fotografo anche la sala vuota con la luce del giorno, l'esterno con l'insegna e qualche ritratto di chi lavora. Sul sito e su Google raccontano il locale oltre al cibo.
Dove usare quali foto
Su Google vanno le foto che rispondono alle domande di chi non ti conosce. Com'è il posto, cosa si mangia, se c'è il dehors, chi ci lavora. I piatti principali, la sala di giorno e di sera, l'esterno riconoscibile dalla strada. Caricale tu con costanza e aggiungine altre quando cambia la carta.
Su Instagram va il quotidiano, con le foto del telefono e i video brevi, e ogni tanto una foto del servizio professionale per i post che devono restare in cima al profilo.
Nel menu le foto vanno usate con parsimonia. Poche, dei piatti che vuoi spingere, fatte dal fotografo e uguali a quello che arriva al tavolo. Un menu con la foto di ogni piatto sembra quello di una catena, e una foto brutta accanto al prezzo abbassa il piatto invece di alzarlo. Sul sito la foto della sala pesa quanto quella dei piatti, perché chi prenota una cena importante vuole vedere dove si siederà.
Come lavoriamo sulla carta e sullo scontrino
Aggiornarle, e le foto dei clienti che non controlli
Le foto invecchiano insieme al menu. Se cambi carta a ogni stagione e la scheda Google mostra ancora la zuppa d'inverno a luglio, il cliente che arriva e non la trova resta deluso, e chi la vede pensa che il locale sia fermo. Ogni volta che entra un piatto nuovo entra anche la sua foto, ovunque ci siano foto.
Su Google le foto le caricano anche i clienti, e finiscono sulla tua scheda accanto alle tue. Quelle non le scegli tu. Ci sarà il piatto fotografato con il flash, la sala vuota prima dell'apertura, il tavolo sparecchiato. Puoi segnalare quelle che vanno contro le regole, ma una foto brutta di un piatto tuo resta lì.
L'unico modo per bilanciarle è caricare foto tue, buone, in numero maggiore e con regolarità. Quale foto Google scelga di mostrare per prima non lo so con certezza, e a quanto vedo cambia. Con tante foto buone caricate da te le probabilità stanno dalla tua parte.
E poi c'è la cosa più semplice. Se i piatti escono belli dal pass, puliti sul bordo e con la porzione giusta, anche le foto dei clienti migliorano da sole.
Cosa facciamo noi su questo
Lo shooting dei piatti e della sala lo facciamo noi, con i video brevi per i social e le riprese con il drone quando il posto lo merita, e il materiale finisce su scheda Google, sito, menu e annunci. Per il quotidiano col telefono la regola resta quella scritta qui sopra.
