In sintesi
- Instagram fa venire voglia e fa ricordare il locale. Le prenotazioni arrivano dopo, quasi sempre da un'altra parte.
- Funziona quello che succede da te. Il piatto al pass, le mani in cucina, le persone della sala, il fornitore che scarica le cassette. Le grafiche con le frasi e le foto di stock lasciano il tempo che trovano.
- Un ritmo che tieni a lungo vale più di una settimana di fuoco. E rispondi ai messaggi, perché spesso sono prenotazioni.
A cosa serve Instagram, per un locale
Ti dico subito la cosa che delude. Da Instagram le prenotazioni dirette arrivano poche. Chi ti vede lì di solito prenota dopo, cercando il nome su Google o passando davanti alla porta. Instagram lavora prima, quando quella persona non ha ancora deciso se uscire.
Fa due cose. Fa venire voglia, con il piatto che fuma e il vino che scende nel calice. E fa ricordare il locale, perché chi ti vede passare nel telefono ogni tanto, quando il sabato deve scegliere dove andare, ti ha in testa.
Per questo giudicarlo dai cuoricini porta fuori strada. Un post con pochi mi piace può aver ricordato a mezzo quartiere che esisti. Il conto lo fai in sala, quando qualcuno dice che ha visto il piatto di ieri sera.
Quello che funziona è già in casa tua
La domanda è sempre la stessa. Cosa pubblico. La risposta sta quasi sempre davanti al pass, e non ci si fa caso perché la si vede ogni giorno.
Le persone seguono un locale per vedere qualcosa che al tavolo non vedono. La cucina nel pomeriggio prima del servizio, la sfoglia tirata a mano, il cuoco che assaggia il sugo con il cucchiaio di legno. E per riconoscere facce, perché un locale con le facce si ricorda e uno senza no.
Il dietro le quinte funziona se è onesto. Il pane che non è venuto e si rifà, il tavolo grande che arriva senza prenotare, il cameriere nuovo al primo servizio. Chi guarda si affeziona alle persone, e a un posto dove tutto è perfetto non si affeziona nessuno.
- Il piatto nel momento in cui esce dal pass, con il vapore
- Le mani che lavorano, dall'impasto alla pulizia del pesce
- Le persone della sala e della cucina, con il nome
- Il fornitore che porta la cassa di pomodori o il pescatore del mattino
- La serata di ieri, con la sala piena e il rumore
- Il piatto nuovo che state provando, prima che entri in carta
Quello che non funziona
Le foto di stock, prima di tutto. Il cliente che le riconosce, e le riconosce, pensa che i tuoi piatti non siano fotografabili. Poi le grafiche con le frasi sul buon cibo e sulla passione, che potrebbero stare sul profilo di qualsiasi locale d'Italia. E il post del buon lunedì con la tazzina, che non dice niente di te.
Tanti locali passano una fase così, con un profilo pieno di grafiche col logo e i colori giusti. È ordinato, e nessuno lo guarda. Le foto storte fatte in cucina dal pizzaiolo vanno meglio di tutto quello che si può disegnare.
Un'altra cosa che non regge è il profilo che parla sempre di offerte. Il cliente lo legge come un volantino e smette di aprirlo. L'offerta ogni tanto ci sta, quando c'è un motivo, in mezzo a tutto il resto.
Un ritmo che puoi tenere
Non ti dico quanti post a settimana. Il numero giusto è quello che riesci a tenere anche ad agosto con il cuoco in ferie e il sabato pieno. Il profilo che pubblica senza sosta per un po' e poi sparisce comunica un locale in difficoltà, anche se il locale va benissimo.
Un trucco che uso con i locali che seguo. Si sceglie un servizio tranquillo e in quel servizio si fotografa una manciata di piatti, con calma, mentre escono. Quel materiale ti copre per un bel pezzo, e le storie di ogni giorno le fai al volo quando capita.
Le storie servono per il quotidiano, che sparisce in fretta e va bene così. Il piatto del giorno, il tavolo apparecchiato per una festa, il fornitore che arriva. I post servono per quello che deve restare quando qualcuno apre il profilo per la prima volta. Il piatto simbolo, la sala, le facce, la cucina nel suo momento migliore. Chi arriva sul profilo scorre la prima schermata di post e lì decide se il posto fa per lui.
La foto col telefono, e il video
Per il quotidiano basta il telefono, e la regola è una sola. Luce di finestra, flash spento. Sulla luce e su come preparare il piatto ho scritto una guida a parte, qui dico solo quello che serve a Instagram in particolare.
Il formato verticale riempie lo schermo e va meglio sia nelle storie sia nei video brevi. Tieni il telefono dritto, avvicinati al piatto invece di ingrandire, e lascia fuori dall'inquadratura il tovagliolo spiegazzato e il bicchiere mezzo vuoto.
E un video di pochi secondi, con la salsa che cade sul piatto o il coltello che affetta, fa più del più bello degli scatti fermi. Il movimento ferma il pollice di chi scorre. Basta il telefono tenuto con due mani, o appoggiato a una bottiglia, e la cucina che fa quello che fa sempre.
La guida sulle foto dei piatti
Rispondere, e un profilo che fa prenotare
Il messaggio privato su Instagram è spesso una prenotazione travestita. Chiedono se c'è posto per sabato, se fate il senza glutine, se il cane può entrare. Se la risposta arriva il giorno dopo, quel tavolo l'ha preso qualcun altro. Decidi chi risponde e quando, magari nella pausa tra pranzo e cena, e rispondi anche ai commenti, con il nome di chi scrive.
Il profilo va sistemato una volta e controllato ogni tanto. Nella descrizione ci vanno il tipo di cucina, la zona, gli orari in due parole e il link per prenotare, che sia il sito o il numero di telefono. Nelle storie in evidenza metti il menu aggiornato e le indicazioni per arrivare. Il link per prenotare è la parte meno fotogenica del profilo, e quella che paga.
Cosa facciamo noi su questo
La gestione dei social del locale è uno dei nostri servizi: il piano dei contenuti, le foto e i video fatti con lo shooting in locale, la pubblicazione e le risposte a commenti e messaggi. Prima però si decide per chi è il locale e cosa deve dire. Le prenotazioni le misuriamo dove nascono.
