Più clienti nuovi

Sala vuota in settimana, weekend che reggono tutto, sponsorizzate che portano like e nessuna prenotazione.

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Clienti che tornano

Clienti che vengono una volta e non li rivedi. Non hai un elenco per richiamarli e loro non hanno un motivo per tornare prima di sei mesi.

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Scontrino più alto

Sala piena e conto che non torna. Il menu vende i piatti sbagliati e le promozioni tagliano il margine.

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Brand e posizionamento

Un locale che non si distingue viene scelto solo per prezzo o per vicinanza. E cambiato alla prima alternativa.

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Come scrivere un'offerta di benvenuto che porta clienti senza svendere

Un piatto, un calice o una cena per due. Come si scrive, quali condizioni mettere e cosa deve sapere la sala.

In sintesi

  • Un'offerta di benvenuto regala a chi ti prova per la prima volta una cosa che hai già in cucina. Lo sconto invece abbassa il prezzo a tutti e resta in testa.
  • Va scritta in una riga, con condizioni chiare su giorni e prenotazione, e la sala deve saperla riconoscere e segnare.
  • Il piatto è la scusa. Il contatto della persona è il motivo per cui la fai, perché dopo la prima volta la vuoi richiamare.

Sconto e offerta sono due cose diverse

Lo sconto l'ho visto fare in tanti locali, e capisco perché si fa. Il menu a prezzo ridotto in settimana, il taglio sul conto per chi mostra il volantino. Riempiono, per un po'. Poi chi è venuto con lo sconto torna e chiede se c'è ancora, e a prezzo pieno storce il naso. Il locale ha insegnato un prezzo che poteva reggere solo per qualche sera.

Un'offerta di benvenuto lavora in un altro modo. Regala una cosa precisa a chi viene per la prima volta. Un antipasto della casa, un calice abbinato al piatto che vuoi far conoscere, il dolce, una cena per due con un menu pensato apposta. Il conto resta il tuo. Quello che cambia è che la persona si sente aspettata.

Il benvenuto giusto, per me, è un piatto piccolo della cucina, uno di quelli che vuoi far assaggiare perché la volta dopo lo ordinano da soli. Costa poco in materia prima e dice molto sul locale.

Si deve capire in una riga

L'offerta buona la dici a voce sulla porta, in un respiro, e la persona annuisce. Se per spiegarla servono più frasi e un'eccezione, è sbagliata. Prova a scriverla come la diresti al telefono a chi chiama per prenotare.

Il piatto va nominato, con il suo nome di carta. Un piatto vago non fa venire fame a nessuno. Chi ha un piatto simbolo lo usa qui, perché è quello che poi la gente racconta e fotografa.

Un metodo che uso ancora è darla da leggere a un cameriere appena assunto e chiedergli di ripeterla a un tavolo. Se la ripete giusta al primo colpo, funziona. Se aggiunge pezzi o si confonde sui giorni, la riscrivo.

Il tono dev'essere quello del locale. Una trattoria e un ristorante di pesce in centro scrivono lo stesso benvenuto con parole diverse, e chi legge lo sente.

Le condizioni fanno parte dell'offerta

Le condizioni sono quelle che ti proteggono, e vanno scritte in chiaro, senza nasconderle in fondo. Nessuno si sente preso in giro da una regola letta prima. Si sente preso in giro da una regola scoperta al momento del conto.

Poche righe, dette in modo semplice. Se le condizioni superano l'offerta in lunghezza, hai un problema di offerta.

  • In quali giorni vale, che di solito sono quelli che vuoi riempire, mai il sabato che tira da solo.
  • Se serve prenotare, e come, così sai chi arriva e la cucina si prepara.
  • Per chi vale, cioè chi viene per la prima volta, e come lo dimostra.
  • Per quante persone al tavolo, per evitare che una tavolata la chieda per tutti.
  • Fino a quando, perché un'offerta senza scadenza smette di essere un invito.

In sala qualcuno la deve riconoscere

La scena che ho visto più volte è questa. Il cliente si siede, dice al cameriere che ha l'offerta di benvenuto, e il cameriere lo guarda con la faccia di chi non ne sa niente. Va in cucina a chiedere. Torna. Nel frattempo la persona che doveva sentirsi accolta si sente un problema.

Prima di far uscire l'offerta decidi tre cose con la sala. Chi la riconosce, e da cosa, se da un coupon sul telefono, da un nome sulla prenotazione o da un codice. Dove si segna chi l'ha usata, in cassa o nel gestionale, in un punto solo. E come si porta al tavolo l'omaggio, perché un piatto regalato appoggiato senza una parola vale poco, mentre lo stesso piatto presentato con due frasi resta in mente.

Il briefing prima del turno basta, se lo fai ogni volta che cambia qualcosa. Un foglio appeso al pass con l'offerta scritta per esteso aiuta chi entra in turno a metà settimana.

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Il piatto è la scusa, il contatto è il motivo

Se regali un piatto a una persona e poi la perdi di vista, hai fatto beneficenza. Il senso dell'offerta di benvenuto è che la persona ti lascia il suo nome e un contatto, e ti dà il permesso di riscriverle.

Il contatto lo prendi quando la persona chiede l'offerta, su una pagina dedicata o al telefono, oppure quando prenota. Chiedi poco, il nome con un recapito, e spiega a cosa ti serve. Poi il giorno dopo la visita un messaggio breve per ringraziare, e più avanti un invito per una serata o un piatto nuovo. La seconda visita è quella che ripaga la prima.

Senza questo pezzo l'offerta va giudicata per quello che è, un regalo a chi passava di lì. Con questo pezzo diventa il modo con cui il locale si costruisce una lista di persone che lo conoscono e che puoi chiamare quando il martedì è vuoto.

Il CRM per il ristorante

Se la sala è pronta a metà, aspetta

L'offerta porta persone che ti vedono per la prima volta e ti giudicano su quella sera. Se quella sera il piatto in omaggio è finito, se la cucina è lenta perché mancava qualcuno, se il cameriere chiede quale offerta, hai pagato per farti conoscere dal lato sbagliato.

Io prima di far girare un'offerta la provo per qualche sera con pochi tavoli di amici e di clienti abituali a cui la racconto a voce. Vedo se la cucina la regge, se in sala la segnano, se le persone la capiscono al volo. Poi la apro a tutti.

E se qualcosa in sala si inceppa, meglio fermarla per un po' che tenerla in piedi male. Un'offerta che arriva al tavolo diversa da come era promessa fa più danno di nessuna offerta.

Cosa facciamo noi su questo

Nel lavoro per i clienti nuovi l'offerta di benvenuto è il primo pezzo della campagna. La scriviamo con te guardando la carta, la mettiamo su una pagina dove il clic diventa una prenotazione con contatto, e ogni riscatto si segna in sala.

Più clienti nuovi

Domande frequenti

Dipende da cosa regali e a chi. Un piatto che la cucina ha già in linea, con materia prima che costa poco, pesa poco sul margine di un tavolo che altrimenti restava vuoto. Il conto lo fai sulla seconda visita, quella senza omaggio. Se la persona poi sparisce, il problema di solito è altrove, nel piatto o nella serata che ha passato.

Io la terrei per chi arriva da una pagina o da una prenotazione, così sai da dove viene. Sulla lavagna la leggono tutti, anche chi entra da anni, e diventa uno sconto mascherato. Se vuoi qualcosa per chi passa a piedi, fai un'offerta diversa, con un nome diverso.

Capita che qualcuno lo faccia notare. La risposta onesta è che quella è un'accoglienza per chi ancora deve conoscere il locale, e che per chi torna c'è altro. Poi quell'altro deve esserci, una serata riservata, un piatto assaggiato prima degli altri. Se ai clienti di sempre non dai niente, il problema è quello.

Quando smette di portare gente nuova o quando cambia la carta. Un'offerta con lo stesso piatto per anni invecchia. Serve guardare quanti la usano e se il piatto scelto ha ancora senso, piuttosto che cambiarla a calendario.

Di cosa sei il numero 1 nella tua zona?

Te lo dice Samuele, gratis, in un'analisi scritta a mano sul tuo locale e sui tuoi rivali. Ne fa al massimo cinque a settimana.