In sintesi
- Il clic sull'annuncio lo paghi. Se la persona arriva su una home con le immagini che scorrono o sulla pagina Facebook, cerca l'offerta per qualche secondo e chiude.
- La pagina giusta ripete l'annuncio, mostra il piatto, dice i giorni e le condizioni, fa prenotare con un tocco dal telefono e chiede un contatto.
- Si carica in fretta, si legge scorrendo con il pollice, e si migliora guardando dove la gente si ferma.
Dove finisce il clic, di solito
Quando controllo una campagna che non porta prenotazioni, la prima cosa che faccio è cliccare l'annuncio dal mio telefono. Quasi sempre finisco sulla home del sito. Un'immagine grande che scorre, il menu con le voci chi siamo e la nostra storia, e l'offerta dell'annuncio da qualche parte in basso, oppure da nessuna parte.
Altre volte il clic porta alla pagina Facebook del locale, o al profilo Instagram. Lì la persona trova gli ultimi post, e l'offerta che l'ha fatta cliccare è già scesa in fondo. Oppure trova il menu in un file da scaricare, che sul telefono si apre piccolo e va allargato con le dita.
La persona che ha cliccato è sul divano, dentro l'app, con mezza attenzione. Ha visto un piatto e un giorno e vuole ritrovarli subito. Se deve cercarli chiude, torna a scorrere, e il clic lo hai pagato lo stesso.
Una pagina per ogni offerta, che ripete l'annuncio
La pagina dove si arriva è il seguito dell'annuncio. Stessa foto, stesso titolo, stesso giorno. Se l'annuncio dice il menu del giovedì con il calice compreso, la pagina si apre con il menu del giovedì con il calice compreso, e la persona capisce di essere nel posto giusto prima ancora di leggere.
Per questo la home non va bene, perché deve parlare a tutti. Serve una pagina per ogni offerta. Quando l'offerta cambia, cambia anche la pagina, e quella vecchia si spegne, così nessuno arriva da un annuncio di primavera su una pagina che parla ancora di Natale.
Ci è capitato di lasciare accesa la pagina con l'offerta scaduta mentre partiva la campagna nuova, per qualche servizio. Le telefonate chiedevano il menu vecchio. Da allora la pagina la apriamo dal telefono il giorno in cui parte ogni annuncio.
Si legge in un pollice
Sul telefono si vede poco. Nella prima schermata devono starci la foto del piatto, il titolo con l'offerta e il giorno, e il tasto per prenotare. Se per arrivare al tasto bisogna scorrere oltre la storia del locale, molti non ci arrivano.
Sotto, le condizioni scritte chiare. In quali giorni vale, a pranzo o a cena, se serve prenotare, fino a quando. Poi qualche foto del locale e della sala, per chi vuole vedere dove si siede. Poi di nuovo il tasto, perché chi è arrivato in fondo non deve risalire.
E si carica in fretta. Le foto pesanti del fotografo vanno ridotte prima di metterle online, altrimenti sul telefono, con la rete che prende male, la pagina resta bianca e la persona chiude. Anche l'avviso che copre tutto lo schermo appena si apre la pagina è un motivo per chiudere.
Prenotare in un tocco, e lasciare un contatto
Il tasto fa una cosa sola, quella che hai promesso nell'annuncio. Se prenotate al telefono, il tasto chiama. Se prenotate in chat, apre WhatsApp con il messaggio già scritto, così la persona deve solo premere invia. Se avete un sistema di prenotazione online, apre quello, con la data giusta se si può.
Prima o dopo la prenotazione, la pagina chiede un contatto. Nome e telefono bastano, e in cambio la persona riceve il coupon dell'offerta, per messaggio o sullo schermo. Quel coupon poi lo mostra in sala, e chi serve al tavolo lo segna. Così quando tiri le somme sai quante persone sono arrivate da quella campagna, e ti restano i loro contatti, che sono la parte che vale di più.
Il contatto lo chiedi con il consenso, la casella da spuntare e l'informativa, perché senza quello riscrivergli dopo è un problema. Su come tenere i contatti e cosa farci ho scritto una guida a parte.
La guida sulla lista clienti da zero
Quello che la pagina racconta alla piattaforma
C'è un motivo in più per avere una pagina tua invece della pagina Facebook. Su una pagina tua puoi installare il codice della piattaforma, e da quel momento la piattaforma sa chi è arrivato e chi ha lasciato il contatto o prenotato. Con quel segnale impara a mostrare l'annuncio a persone simili a quelle che hanno prenotato, invece che a quelle che cliccano e basta.
Sulla pagina Facebook o sul profilo Instagram questo segnale manca, perché nessuno sa chi ha prenotato. Sulla home del sito c'è, però sporco, perché ci arriva anche chi cercava gli orari. Sulla pagina dedicata all'offerta il segnale è pulito, e la campagna migliora da sola servizio dopo servizio.
Questo è il pezzo che quasi nessuno spiega al titolare, e invece cambia quanto costa ogni prenotazione. Se chi ti segue le campagne manda la gente alla pagina Facebook, chiedigli perché.
Si migliora guardando dove la gente si ferma
La pagina non è finita quando va online. Guarda due numeri, quante persone la aprono e quante lasciano il contatto o prenotano. Se ne entrano tante e ne prenotano poche, il problema sta nella pagina, e vale la pena capire dove.
Ci sono strumenti, anche gratuiti, che ti mostrano fin dove le persone scorrono e dove premono. Si vede la gente che si ferma sopra le condizioni perché non le capisce, o che preme sulla foto del piatto aspettandosi che succeda qualcosa, o che arriva al modulo e non lo compila perché chiede troppe cose.
Cambia una cosa alla volta. Prima il titolo, poi la foto, poi il modulo, e ogni volta guardi cosa succede. Se cambi tutto insieme e va meglio, poi non sai cosa ha funzionato. E rifai il giro dal telefono ogni volta che tocchi qualcosa, perché la pagina tu la guardi dal computer e i clienti dal telefono, in coda al supermercato.
Il servizio sito web per ristoranti
Cosa facciamo noi su questo
Quando facciamo partire una campagna Meta o Google la pagina di arrivo la costruiamo noi insieme all'annuncio, con lo stesso piatto e la stessa offerta, il tasto che prenota e il modulo che porta il contatto nel tuo elenco clienti. Se il sito è vecchio e non regge una pagina così, te lo diciamo prima, e se serve lo rifacciamo.
